Due polaroid, due immagini, che meglio di tanta teoria spiega cosa io pensi dello Ius Soli, dei Migranti, di quello che una città come Roma dovrebbe fare in termini di accoglienza.

Era dieci anni fa o di più. Mia figlia Maddalena andava alla materna a una scuola a poche centinaia di metri dalla Chiesa Santa Francesca Cabrini. Un giorno, che ero riuscita a fare presto e a lavoro e a non delegare a mamme amiche, nonna, tata il  bel momento dell’uscita, per rilanciare le avevo di scegliere un’amichetta da portare con noi al parco. Aveva scelto Sabina, quella con le treccine. Ero andata a capire chi fosse, con la goffagine di mamma un po’ latitante dalle dinamiche di scuola, e lei a più riprese aveva spiegato: “mamma, quella con la cartella dei Pokemon… mamma dai quella che ha la mamma che lavora al Bar di Piazza Bologna… su, dai, quella che oggi ha il golfino rosso”. Sabina era una bimba sudafricana. Nera nera e bellisisma; ma per Maddy l’essere nera non era un elemento distintivo. Vuoi mettere con lo zaino dei Pokemon?

Quest’estate, in piscina con i miei nipoti, ho assistito a una partita di calcio a bordo vasca tra una comitiva di bambini umbertidesi. A un certo punto, nel trionfo di un gol, uno di loro ha esultato in perugino stretto: “Mi chiamo Abdul, ho la faccia umbra ma il piede marocchino!”

Ecco, io dico, ancora che ne stiamo a parlare. Ancora che ci chiediamo se quei bambini che crescono accanto ai nostri figli debbono avere i loro stessi diritti. Ancora facciamo distinzioni.

E penso a quella santa magrolina e minuta, morta cent’anni fa (il 17 dicembre), che aveva vissuto una vita vertiginosa, carica di lavoro, viaggi a non finire a piedi, in treno, in nave, in barca, a cavallo e che aveva creato dal nulla sessantasette opere tra asili, scuole, collegi, ospedali, orfanotrofi, laboratori. A quella Francesca Cabrini che Papa Francesco ha ricordato (tutto torna) pochi giorni fa dicendo che “i migranti hanno bisogno certamente di buone leggi, di programmi di sviluppo, di organizzazione, ma hanno sempre bisogno anche e prima di tutto di amore, amicizia, vicinanza umana, di essere ascoltati, guardati negli occhi e  accompagnati”.

Da leggere, sul temaGiovanna Zincone, Citizen policy making. Enrico Grosso, Cittadinanza e territorio, lo ius soli nel diritto comparato, 2015. Mario Savino, Oltre lo ius soli, la cittadinanza in prospettiva comparata, 2014

One thought on “Ius Soli”

  1. Quello che è normale per i nostri bambini, per tutti noi, credo, solo per i politici è strano. Come si può pensare che stessi cittadini, stessi compagni di scuola, stessi vicini di casa, stessi bambini che nascono accanto ai tuoi figli, non siano italiani come te!!
    E’ contro ogni logica!

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